Ti abituerai subito
al corpo del tuo fresco amore
Non vedrai le cicatrici
di quella terra già matura
profuma il sogno e la paura
Tempio antico di guerre perse
fame e raggi e baci, nuove albe terse
Ti ha portato il lasco tempo
della marea crescente,
enigmatica, stabile corrente
Luna e mare, il maestrale:
il ritmo cosmico del forse banale
mite balugine su plancton e sponde
Nel nulla di aspettative apparenti
il paradosso: essere infiniti e sempre scontenti
Ti abituerai subito
a quel profumo di nuova spiaggia
Non è stata gloria
di vento e di tempeste
a scaraventarti tra le rocce
su quella mite sabbia,
ma un pigro galleggio nella muta risacca
Sciabordi ormai privo di sensi
Ti ha portato lei, forza vera
che tutto consegna in folli squarci di cura:
un tronco, una bottiglia, schiocchi di vita.
Cullato da minime ellissi,
nella paura e in fondo agli abissi
di chi teme l’amore nudo
Sei approdato: senza maschere gettando lo scudo
Ti abituerai subito
a carezze, notti e stelle,
al gusto di pelle bagnata,
di sale e di brezza.
Non vorrai più chiederti niente,
solo respirare.
Sì, salsedine, vita, tenerezza.
Ti abituerai all’amore, subito
E io, cerco respiro
nel vuoto che si è lasciato di te.